{"id":2357,"date":"2016-05-17T10:33:26","date_gmt":"2016-05-17T08:33:26","guid":{"rendered":"https:\/\/ambbaghdad.esteri.it\/news\/dall_ambasciata\/2016\/05\/la-crisi-umanitaria-irachena-peggiora\/"},"modified":"2016-05-17T10:33:26","modified_gmt":"2016-05-17T08:33:26","slug":"la-crisi-umanitaria-irachena-peggiora","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ambbaghdad.esteri.it\/it\/news\/dall_ambasciata\/2016\/05\/la-crisi-umanitaria-irachena-peggiora\/","title":{"rendered":"La crisi umanitaria irachena peggiora. Fallujah rimane uno dei centri piu&#8217; colpiti."},"content":{"rendered":"<p>La crisi umanitaria in Iraq continua a peggiorare. Negli scorsi mesi, come indicato negli ultimi rapporti dell\u2019OCHA, del WFP e da altre agenzie delle Nazioni Unite, la condizione degli iracheni nelle zone colpite dalla furia del sedicente Stato Islamico si sta deteriorando in maniera estremamente preoccupante. E\u2019 stato stimato che dagli inizi dello scorso marzo piu\u2019di 80.000 persone sono state costrette nuovamente a lasciare le proprie abitazioni, soprattutto nei governatorati dell\u2019Anbar, di Mosul e di Salah Al-Din. Di questi 80.000 individui, 33.000 circa rimangono tuttora senza fissa dimora. Nel corso degli ultimi tre anni, da quando la crisi umanitaria e\u2019 iniziata, le organizzazioni umanitarie governative e non hanno trovato vari ostacoli. In particolare, l\u2019erogazione degli aiuti e\u2019 stata resa estremamente difficoltosa a causa della condizione di estrema insicurezza in cui gli operatori si trovano a dover agire. Inoltre, molto spesso le risorse a disposizione non sono sufficienti per poter garantire un\u2019assistenza adeguata non solo alle persone sfollate, ma anche alle comunita\u2019 dei villaggi che si trovano ad ospitare coloro che scappano da Da\u2019esh. Certamente anche la situazione politica e lo stallo economico in cui versa l\u2019Iraq non aiutano. La forte instabilita\u2019 politica e l\u2019impossibilita\u2019 di implementare efficaci riforme, nonche\u2019 la caduta del prezzo del petrolio, l\u2019enorme crisi fiscale e le ingenti risorse impiegate nelle operazioni militari contro lo Stato Islamico non fanno che spostare l\u2019attenzione generale da quella che e \u2019stata definita una delle piu\u2019 grandi tragedie umanitarie dei nostri tempi, assieme alla crisi siriana.<\/p>\n<p>In questo contesto una delle citta\u2019 che presenta le maggiori criticita\u2019 e\u2019 Fallujah, una delle citta\u2019 principali del governatorato dell\u2019Anbar a circa 69 km ad ovest dalla capitale irachena, Baghdad. In questa citta\u2019, ormai martoriata dai bombardamenti aerei a danno dell\u2019ISIL, l\u2019accesso delle organizzazioni umanitarie e\u2019 praticamente impossibile. Tuttora ne\u2019 le Nazioni Unite ne\u2019 altri organismi sono riusciti a stimare il numero di abitanti ancora presente all\u2019interno della citta\u2019. In ogni caso, un fatto e\u2019 evidente: la citta\u2019non puo\u2019essere rifornita ne\u2019 di cibo ne\u2019di medicinali. Secondo un resoconto del WFP datato 11 aprile 2016, a marzo 2016 il prezzo del cibo all\u2019interno di Fallujah e\u2019 aumentato di sei volte rispetto al prezzo corrente nel dicembre 2015. Secondo altre fonti anche beni essenziali come acqua potabile e corrente risultano essere estremamente scarse. La situazione di Fallujah e\u2019 resa ulteriormente precaria dall\u2019impossibilita\u2019 delle persone residenti in loco di poter fuggire. Infatti, la citta\u2019 e\u2019 circondata da aree in cui il conflitto contro Da\u2019esh e\u2019 quotidianamente attivo e dove i bombardamenti sono all\u2019ordine del giorno. La contingenza disperatamente grave di Fallujah rappresenta la cartina di tornasole di una crisi che ormai sta raggiungendo livelli ingestibili. In queste settimane, le organizzazioni umanitarie stanno richiedendo ai vari governi della coalizione di intervenire mettendo a disposizione maggiori risorse che si rivelano necessarie per sostenere gli inevitabili sforzi dovuti ad un\u2019emergenza di questa portata. Secondo l\u2019Iraq Humanitarian Response Plan del 2016 e\u2019 fondamentale che si riesca a raggiungere un fondo pari almeno a 861 milioni di dollari, in maniera da poter garantire un\u2019assistenza di base agli sfollati e a tutti i soggetti in urgente bisogno. Per la fine di aprile si e\u2019 ricevuto solo il 23 % della cifra totale costringendo le organizzazioni umanitarie a scelte estremamente difficili in termini di allocazione delle risorse. In questa cornice,<a href=\"http:\/\/www.ambbaghdad.esteri.it\/ambasciata_baghdad\/it\/i_rapporti_bilaterali\/cooperazione%20allo%20sviluppo\/la-cooperazione-italia-iraq-un.html\"> l\u2019Italia rimane in prima linea con il suo supporto e le sue donazioni<\/a>, assieme ai governi della Coalizione Anti Da\u2019esh che, oltre ad essere impegnati militarmente, tentano di sopperire a tutte le richieste di aiuto della popolazione irachena coinvolta in questa enorme tragedia umanitaria.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"La crisi umanitaria in Iraq continua a peggiorare. Negli scorsi mesi, come indicato negli ultimi rapporti dell\u2019OCHA, del WFP e da altre agenzie delle Nazioni Unite, la condizione degli iracheni nelle zone colpite dalla furia del sedicente Stato Islamico si sta deteriorando in maniera estremamente preoccupante. 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